In città non si sente l´eco dei Dolori del Giovane Werther, né il travaglio della Repubblica di Weimar, né i pettegolezzi sui protagonisti della Bauhaus, e per fortuna nemmeno l´odore di morte di Buchenwald…
… non per questo Weimar è una destinazione da sottovalutare, soprattutto se si è in viaggio tra Berlino, Dresda e Praga – magari con un biglietto Inter-Rail (http://italiano.interrailnet.com/enit/interrail-home).
Infatti Weimar si trova nel cuore della verde Turingia, uno dei nuovi Bundesländer della Germania riunificata, è patrimonio dell´Unesco ed è stata Città Della Cultura nel 1999: grazie alle sovvenzioni ricevute oggi si presenta come una bomboniera romantica.

Nonostante le dimensioni ridotte (oggi 64.000 abitanti e solo 6.000 ai tempi di Goethe), Weimar nei secoli ha saputo caratterizzarsi come centro culturale di rilevanza internazionale.
E si è di conseguenza attrezzata per ospitare visitatori e viaggiatori di ogni tipo: hotel di lusso come il Russischer Hof, hotel-monumenti frequentati da star e politici come l´Elephant, ma anche strutture per le migliaia di studenti assetati di arte che frequentano le università cittadine famose in tutto il mondo, la Bauhaus e la Hochschule für Musik.

Meritevole per storia&gestione l´ostello No-Profit Hababusch, che prende il nome da Lieselotte Hababusch, probabilmente la prima backpacker del mondo! Infatti è lei che risiede a Weimar in questa casa barocca del 1770, in seguito a un pellegrinaggio a Santiago di Compostela.
La costruzione negli anni ´80 è stata adattata internamente ad abitazione e dal 1996 ospita sia gli studenti residenti, sia i viaggiatori di passaggio. E l´atmosfera che vi si respira è proprio quella di una casa privata, dove principio della collaborazione viene vissuto in ogni ambiente, nonostante l´apparente casino (“caos” o “disordine” risulterebbero termini eufemistici) tutto funziona in armonia come se dall´entropia si materializzasse un meccanismo di dare-avere equilibrato e risolutivo…

La cucina è a disposizione di tutti a condizione che si rispetti la raccolta differenziata e non si frigga (non c´é la cappa ispiratrice ma almeno una tazza di tè gratuito non si nega a nessuno), le docce sono in comune con acqua calda e gratuita a condizione che si sia parsimoniosi (efficace il cartello all´entrata “save water, shower with a friend”), i dorms senza serratura aperti giorno& notte e ho personalmente visto lasciati incustoditi laptop, i-pod, fotocamere… si può utilizzare internet in cambio di una piccola offerta, oppure utilizzare gratuitamente con il proprio laptop la rete Wi-Fi. Strano che un posto così sgarrupato, con arredamento second-hand di varie fogge sia corredato di tale tecnologia, ma parecchi adesivi ricordano che l´energia elettrica che rifornisce la casa è certificata da Greenpeace!
Insomma, un esperimento di educazione civica ben riuscito, in pieno centro storico, che offre anche noleggio bici e scambio di libri, per 10 Euro a notte (senza colazione, sorry!).

Meno anarchico e altrettanto funzionale l´ostello Labyrinth (tra il centro giovanile e il cinema Mon Ami, www.weimar-hostel.com/en/index.html), che – con meno charme ma maggior struttura – offre colazione, prestito di ferro da stiro, accetta carte di credito e mette a disposizione una terrazza-giardino per improvvisare BBQ: anche qui un pernottamento si paga minimo 10 Euro.
La cucina dell´ostello é allestita in modo pragmatico e se ne può usufruire liberamente, soprattutto perché dopo qualche giorno le proposte gastronomiche dei locali cittadini possono risultare ripetitive: Thüringer Bratwurst (il wurstel della Turingia alla brace) e Kloß (gnocconi grandi come canederli fatti di pane e patate da inondare di salsa di carne).
Weimar é conosciuta come la città delle cipolle, a cui é dedicata una sagra autunnale: ma purtroppo non sono certo le pietanze a base di cipolle a rivalutare il giudizio sulla gradevolezza e la (scarsa) varietà dei menu locali. I ristorantini e le birrerie sono decisamente suggestivi, ma propongono menu molto omogenei; per alternare, ci si può rifugiare in qualche gelateria italiana, nelle eleganti pasticcerie, nei meno eleganti ma molto economici diffusissimi take-away cinesi (wok vegetariani da 2.50 euro), nei kebab sul viale che porta alla stazione (Hauptbahnhof). De gustibus…

A dire il vero, Weimar non era la città natale di Goethe, e nemmeno di Nietzsche o Lisz o Bach o Van der Velde, ma qui questi personaggi hanno trovato mecenati illuminati e fonti di ispirazione notevoli, tanto da trascorrerci gli anni decisivi delle loro carriere artistiche: a ricordarli si trovano scritte con loro citazioni dipinte sulle facciate degli edifici, oltre a varie targhe commemorative.
Passeggiando nel centro storico (visite guidate anche in inglese presso l´Ufficio del Turismo in Marktplatz, riconoscibile per gli intarsi verdi, www.weimar.de/en/tourism/homepage/tourist-information ) – talmente piccolo che nominare gli indirizzi è superfluo – non si può mancare la casa di Schiller, e nemmeno quella di Goethe, tantomeno il Teatro nella Theaterplatz, dove si eseguono tuttora versioni classiche o contemporanee del Faust e dove è stata proclamata la prima costituzione democratica tedesca dell’omonima Repubblica nel 1919.

Deviando dalla traiettoria Theaterplatz, Goetheplatz, Marktplatz, ci si avvia verso la Hochschule für Musik – l´università musicale dove in estate si tengono master classes per professionisti internazionali (www.hfm-weimar.de) – si passa davanti alla Biblioteca Anna Amalia che racchiude nelle sale e nei sotterranei decine di migliaia di volumi antichi sopravvissuti ai svariati incendi, di cui l´ultimo nel 2004 durante il trasloco nell´archivio sotterraneo climatizzato (visitabile su prenotazione), al castello e ci si può gradevolmente perdere nell´immenso parco circostante (per informazioni sugli orari di apertura e la prenotazione dei biglietti www.klassik-stiftung.de).

Weimar si dice abbia più superficie verde che superficie edificata… e non è difficile crederlo quando ci si imbatte in una casetta modesta che spunta dal verde: è la Gartenhaus che Goethe ha ricevuto in omaggio dal governo di Weimar affinché si convincesse a risiedere in questa città e a divenirne ministro e consigliere.
In puro stile romantico appaiono alcune rovine sparse tra i giardini: alcune sono rovine autentiche, altre sono simulazioni che assecondavano le suggestioni ottocentesche dello Sturm und Drang. Tra queste mura diroccate posticce, si scorge una statua… non è ne’ Goethe (onnipresente in città!) né Schiller (anche lui molto gettonato) ma è la statua di un artista geniale e inaspettato: Shakespeare. Questa è l´unica statua di Shakespeare sul Continente, ossia fuori dalle isole britanniche.
Invece i resti degli archi goticheggianti sono (parzialmente) autentici nel senso che non sono di epoca gotica, ma è vero che prima sorreggevano una costruzione e che sono serviti come atelier a Ittens, un esponente un po´ bizzarro della Bauhaus, che aveva qui il suo atelier con annesso orto dove coltivare verdure secondo le tecniche ayurvedico (un precursore del biologico e della new age!).

Proseguendo lungo il vialetto “am Horn” si raggiunge un´altra casa definita “un´attrazione turistica”, che condivide paradossalmente la modestia della Gartenhaus goethiana: è la Haus am Horn, l´edifico modello della Bauhaus, edificata e arredata secondo i principi progressisti della scuola (www.uni-weimar.de/bauhausspaziergang).

Sempre per restare nel verde, vale la pena visitare il cimitero in pure stile romantico dove si trovano la tomba di Goethe e il sarcofago di Schiller (vuoto, il corpo è stato gettato in una fossa comune): l´atmosfera non è macabra, ma quasi gradevole tra le croci in ferro battuto appositamente lasciate esposte alle intemperie, storte e irregolari, a enfatizzare le atmosfere dei romantici.
Anche il filosofo Friedrich Nietzsche é morto a Weimar, e poco distante dal centro storico, su una collina si trova l´archivio nietzschiano: fondato dalla sorella e arredato da Van der Velde, é stato mitizzato dai nazionalsocialisti e successivamente ignorato dal regime della Germania Democratica, ma oggi é stato nuovamente abilitato a meta turistica e vi si trova parecchia documentazione sul filosofo e il suo pensiero.
Molti personaggi illustri han trovato la morte a Weimar, ma se ne ricordano anche di meno illustri: le oltre 50.000 vittime del campo di concentramento di Buchenwald, su una collina a soli 6 kilometri dal centro cittadino.
Nel periodo di attività, il campo era collegato a Weimar dalla ferrovia costruita dagli stessi detenuti e ora smantellata: gli ultimi 3 kilometri di quel percorso sono ora diventati un sentiero commemorativo nel bosco che conduce all´entrata del lager (www.buchenwald.de/english, entrata gratuita).
Ogni commento sulle emozioni e le riflessioni che suscita questa visita é superfluo: di informazioni sull´Olocausto se ne sono pubblicate moltissime, di vari colori politici e altrettante prospettive storiche e sociologiche. L´opportunità di questa visita é da valutarsi individualmente, a seconda di quanto si é disposti a farsi toccare le corde dell´anima mentre si attraversa il portale di ferro con la scritta “Jedem das seine” (a ognuno il suo).










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