Il design oggi è diventato un lusso neanche paragonabile a quello degli anni Sessanta. E i figli degli EX figli dei fiori, diventati poi incravattati capitalisti seduti su pouff colorati a rimirar carta da parati fiorata, guardano oggi i nuovi oggetti del desiderio, mordendosi il labbro, specchiati in una vetrina. Costi abnormi per arredare una casa che in fondo adempie di per sé alla sua funzione: offrire un tetto. Ma la personalità? E il carisma?

Tutti vorremmo che la nostra casa fosse l’impronta del nostro estro, del nostro gusto, del nostro modo di vivere e pensare.

Purtroppo però la maggior parte dei giovani, universitari e non, spesso in trasferta da una città all’altra, da un co.co.co. all’altro, finiscono per non avere la possibilità economica di trasformare la propria dimora. Il luogo per eccellenza che è rifugio e alcova. E luogo di ispirazione. Allora il ‘tocco’ in più diventa indispensabile.
Negli ultimi anni si è parlato spesso di eco design ed è per questo che usare materiali di recupero è diventata l’ultima frontiera per i casalinghi Giovanni Muciacia.

Questo spazio perciò lo vogliamo inaugurare dedicandolo ai piccoli consigli su come abbellire le pareti, la parte fondamentale della nostra casa.
Per prima cosa il Colore. Possiamo miscelarlo noi, così si riducono notevolmente i costi senza dover chiamare un imbianchino(maledetto). Basta anche solo una parete. O il soffitto, se siete temerari o molto snodati e abili.

 

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Anche una frase scritta a mano sul muro potrebbe essere segno inequivocabile che la casa è ufficialmente abitata. Decisamente meno impegnativo del pitturare pareti con i famosi rulli che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sognato di possedere dopo aver visto ore e ore di televendita. Mi raccomando però, la frase va scelta con molta cura. Come per un tatuaggio.


Secondo consiglio: gli specchi. Gli amanti perversi avranno già lasciato correre la mente a scenari da commedia sexy all’italiana. NO. Non stiamo parlando di questo. Gli specchi, oltre a creare un interessante gioco di luci e di forme rilesse possono essere usati negli ambienti piccoli per dare più profondità e senso di ampiezza. E nelle case piccole (chi ci vive lo sa) non è affare di poco conto!
L’importante è osare (perversi, buoni là, non sto parlando con voi!): non uno ma molti specchi, disposti come più vi piace senza regole di vicinanza o dimensione.

Nella foto, per esempio, sono stati usati specchietti di auto montati solo con il fil di ferro. Possono essere addossati alla parete oppure fungere da parete divisoria. Altra possibilità è quella degli specchi incorniciati. Sono facilmente reperibili nei mercatini e robivecchi a prezzi irrisori. Si possono comporre in modo irregolare, come un collage, per formare una specchiera unica.

 

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Terzo consiglio: le cornici.
Anche loro possono essere componibili. Ma il vero problema non è tanto la disposizione quanto quello che scegliete di mettere al loro interno. Spesso e volentieri racchiudono un soggetto. A rischio però di diventare iperbanali, a meno che non ci si scopra il Bresson del 2009.

 

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Usarle vuote è il massimo. Innanzitutto perché risparmierete soldi di stampe fotografiche, cartoline o poster. In secondo luogo perché di Bresson ne è nato uno cent’anni fa e prima che ne arrivi un altro…
Se l’idea di prima, quella sulla scritta sul muro, non siete riusciti a metterla in pratica, potreste provare a riciclarla con le cornici vuote. Senza fondi, direttamente sull’intonaco. E passa la paura.
Con il padrone di casa ci parlate un’altra volta, già vi spilla i soldi del mese..ci manca pure che si metta a brontolare.

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Roberta Cherubini

Nasce il 19 giugno dell’83. Si diploma all'Istituto D'arte Michelangelo, si iscrive al primo anno di scienze dei Beni Culturali alla Statale di Milano, ma capisce che non le interessa. Si prende un anno sabbatico in cui affiora l'idea di iscriversi allo IED. Si laurea nel 2008 nel corso di Interior Design.

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