Se siete tra quelli che provano un ‘gusto superiore’ a frugare tra vecchi scatoloni cercando qualcosa di inaspettato, rimarrete sorpresi dal mare di antica tecnologia che giace dimenticata nella polvere.
Relegati nel disordinato museo di uno scatolone, troverete aggeggi, strane macchine con tasti e display che non vi siete proprio sentiti di gettare nella spazzatura. Bene, oggi voglio dare un significato più nobile al banale senso di colpa che vi ha impedito di trascinare quella cianfrusaglia elettronica in un cassonetto. La vera verità? Avevate un presentimento. Quegli oggetti avevano un’anima e sebbene fossero ‘commercialmente’ estinti, non erano ancora pronti per l’aldilà tecnologico. Qualcuno, con un briciolo di estro e passione in più, li ha acchiappati sulla soglia dell’Ade. Modificati, elaborati e manomessi. Da vecchie console e videogames tecnologicamente decaduti a strumenti musicali in grado di generare suoni straordinariamente nuovi e articolati.

soundcheck...

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È il fenomeno della Micromusic, conosciuta anche come Chip Music, Bit-pop o Musica 8bit. Come indicano i vari suffissi si tratta di musica elettronica, che risponde a un solo criterio fondamentale: deve essere realizzata utilizzando tecnologie del passato e in particolare console di un ventennio fa: Game Boy, Commodore 64, Atari 2600, Nintendo Entertainment System (per citarne alcuni).

 

Il sound è quello tipico degli Arcade anni ’80. Jingle. Rumori e melodie rielaborate intervenendo direttamente sulle schede elettroniche dei videogames (producendo il cosiddetto circuit bending), poi collegati a semplici effetti, sequencer ed equalizzatori…

micromusic
Le forme sonore prodotte sfruttando la gamma di suoni 8bit sono sorprendenti. La micromusic non è un genere. Semmai un metodo, uno strumento. Definisce con cosa suonare, non cosa suonare. Si spazia dalla musica techno al pop, dalla noise alla dub.
Qualcuno si è cimentato anche con la musica classica.

 

Al di là del mood musicale, la filosofia della musica 8 bit è fortemente non convenzionale.
Si basa sul criterio di semplicità tecnologica, di produzione low budget, e ha una forte connotazione culturale, ecologista e antagonista. Il vero corto circuito si produce negli schemi mentali più radicat, ribaltandoli. Consumismo, schiavitù tecnologica, impenetrabilità dei sistemi informatici sono tabù che la micromusic tenta di infrangere. Cento per cento cultura Hacker insomma.

micromusic
La micromusic è molto diffusa nelle capitali underground di Europa e Stati Uniti. Sempre con maggior frequenza nascono gruppi ed etichette discografiche indipendenti. Anche in Italia ci sono numerosi eventi e frequenti serate dj set. Milano e Bologna sono le due città maggiormente addicted.

 

Il sito ufficiale della comunità: http://www.micromusic.net/.
In Italia il sito di riferimento è: http://www.8-b.it.

 

Non indico volutamente alcun artista 8 bit. La micromusic ha fatto del web uno strumento di diffusione potentissimo che, tra l’altro, permette a sperimentatori semisconosciuti di emergere. Andateli a cercare…

 

Se però avete già l’acquolina per questo genere ecco due link per farvi un’idea veloce.
Cobol Pongide in ‘Costruisci la tua Biodrum’:
http://www.youtube.com/watch?v=cMdKzb16C2w

 

Pablito el Drito 8 bit live performance @ Museo di Fotografia Contemporanea:
http://www.youtube.com/watch?v=h8NyDOx7F50&feature=related

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Giorgio Appierto

Nasce a Milano. Studia design al Politecnico. Si occupa di design non convenzionale e web design. Tenta di fare il fotografo: grande soddisfazione ma zero euro. Soggiorna a Berlino, espatria per un po’ ad Hanoi. Lavora come grafico e come consulente di marketing industriale, viral marketing e creative problem solving. E’ tra i membri fondatori di Unconventionall.

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