“I told them I didn’t believe in art, that I believed in Photography”
A. Warhol
Dal 6 Marzo – al 6 Giugno 2010 il museo Elysee di Losanna organizza una mostra gratuita fuori calendario. A seguito del fallimento della Polaroid, che per far fronte alle spese ha deciso di mettere in vendita le immagini più famose della collezione.

Anne Mealhie, 1982 © Polaroid collection
La collezione conta di più di 16000 lavori, di cui solo 4500 sono conservati presso il museo fotografico di Losanna, tutti lavori realizzati per mano di artisti come H.Newton, Ansel Adams e Robert Mapplethorpe.
L’intenzione della Polaroid Corporation, è di vendere l’intera collezione, cosa che porterebbe alla perdita dell’unico archivio e alla scomparsa di un capitolo della storia della fotografia.
La speranza è l’ultima a morire, e l’Elysee conta sulla piccola opportunità che questa mostra comporterebbe, smuovere l’interesse pubblico,e ritornare i custodi del ricco archivio Polaroid.
Polaroid, da sempre sinonimo di innovazione nel campo della fotografia, è un pezzo unico, con un marchio riconoscibile su tutti:l’inconfondibile bordo bianco . Da sempre dal lato degli artisti, la Polaroid Company gli incoraggiava a sperimentare con i suoi prodotti.
Edward Land,conosciuto non solo come “L’ultimo dei grandi geni“, e per aver fondato la Polaroid Company, era famoso per la sua voglia di sperimentare con l’arte. Land aveva per abitudine di regalare le sue macchine e pellicole ad artisti, amatori del settore e giovani studenti in cambio di qualche foto, da qui la grande collezione adesso in pericolo.

Eward Land
Dopo 50 anni di onorata carriera il mito Polaroid è minacciato dal movimento “Shoot no stop” della rivoluzione digitale che ha portato i costi di sviluppo a cifre elevate, anche i miti muoiono, e poco a poco la “Generazione Andy Warhol” quella dello scatta, sventola e appare, poco a poco sta svanendo, dopo il giradischi ed il vinile adesso anche la mitica “immortale” Polaroid entra nelle liste delle specie in via di estinzione.


Polaroid di Andy Warhol
La Polaroid Corporation è costretta ad arrendersi all’era del digitale, e dichiarare nel 2001 e successivamente nel 2008 bancarotta, costringendo a vendere l’intera collezione alla PBC Corporation e alla decisione di chiudere le sue fabbriche.
Nel 2008 lo stabilimento Enschede, Paesi bassi, che impiegava 1200 operai chiude su ordine della sede centrale negli Usa. Nel 2007 Andrè Bossman, direttore tecnico, riceve l’incarico di smantellare l’impianto, vendere il possibile e distruggere il resto, un duro colpo per il mondo della fotografia.
Ma il destino ci mette il suo zampino, ed entra in gioco la figura di Florian Kaps, l’uomo “lomographique” promotore di un’arte dell’immagine spontanea e immediata, libera da qualunque limitazione tecnica.
Kaps da anni si batteva in solitario per salvare la Polaroid e cercava di collaborare con l’azienda, ma nel 2005 l’ azienda viene rilevata dal finanziere Tom Petters il cui unico interesse è ricavare il massimo profitto dal marchio.
Nel 2008 Kaps, invitato alla “festa di chiusura” incontra Bossman, e da lì nasce la collaborazione che porterà alla nascita del progetto “Impossible”, un grande obiettivo: riportare in produzione le pellicole istantanee.
Un grande sogno, con dei grandi presupposti, ma senza il sostegno di finanziatori l’impresa sarebbe stata “impossible”.
Iniziano i negoziati con la Polaroid, che alla fine accetta di vendere le strutture non ancora smantellate, ma nel frattempo Tom Petters viene arrestato per altrie questioni, e la Polaroid passa sotto controllo giudiziario. A Enschede l’acquirente del terreno, lo affitta all’ “Impossible” a un prezzo di favore, ed una volta trovati i capitali, ben 1,2milioni di euro, tutti provenienti da amici di Kapps estimatori della “Pola”, ancora sedotti dal suo fascino, inizia la caccia alla manodopera.

Polaroid Factory a Enschede (Paesi Bassi)
I capitali non sono sufficienti per riportare la fabbrica al suo standard di 1200 operai, ed adottano la politica “pochi ma buoni”, Bossman sceglie 12 tra gli uomini con più competenza che avevano lavorato per lui, tutti con più di 25 anni di lavoro alle spalle nella fabbrica.
Chi lavora a questo progetto non lo fa per l’amore dei soldi né per la gloria, ma per il piacere della sfida che porta il nome “Polaroid”.
Delle 17 catene di montaggio 9 ancora sono attive e dai 120 milioni di cartucce l’anno si passerà ai 3milioni nel 2010 e possibilmente ai 10milioni negli anni successivi.
Ormai il mercato non è più quello di una volta di quando la Polaroid fece la sua prima comparsa, ma questo non preoccupa Florian Kaps, il mercato è cambiato, ma anche l’utente a cui si riferiscono, il grande pubblico è passato al digitale e al suo costo zero, ma esistono ancora milioni di macchinette di Polaroid in buono stato.
Pubblicitari, designer, grafici, professionisti della moda, ancora usano le “Pola” e non vi è gruppo musicale che nel suo Myspace non abbia foto realizzate con la polaroid. Vi è un ritorno alla Polaroid e alla sua unicità ed irriproducibilità che ben poche macchine possono offrire oggi: “ Perché è unica”, risponde subito Galimberti (il famoso polaroid-fotografo d’Italia).

Opera di Maurizio Galimberti
“Ventitré strati di materia chimica che si combinano insieme, attraverso 5500 reazioni chimiche, nel giro di un secondo, e l’immagine che compare e prende forma poco a poco: non so se mi sono spiegato. Se non è una magia questa…”..
Una specie in via d’estinzione, che nonostante tutte le battaglie mantiene ancora vivo il suo fascino, una Marilyn Monroe della fotografia.
Nonostante “ Impossible ” sembra promettere bene, la Polaroid Usa non ha detto ancora l’ultima, e risponde al fascino del’ “intramontabile” con la POgo, la prima instant digital camera. L’azienda americana non vuole abbandonare quello che ha rappresentato per anni il mito Polaroid, ma nemmeno vuole rinunciare alla possibilità del nuovo mercato digitale, e cosa c’è di meglio se non far rivivere la Factory di Andy Warhol, attraverso l’eccentricità del nuovo direttore creativo, niente di meno che la stella del pop-rock Lady Gaga.
L’artista, appoggiata dall’artista milanese Maurizio Galimberti e dal direttore artistico,italo-americano, Giovanni Tommaselli, precisa che il suo non è un lavoro di sponsorizzazione, ma di creatività a 360°, come Caronte lei traghetterà la filosofia Polaroid verso la nuova era digitale.

Lady Gaga
Una vera e propria guerra senza esclusione di colpi, non ci saranno né vinti né vincitori, solo un mito che si spegne, o no , “SAVE POLAROID”!!!
http://www.the-impossible-project.com/
http://www.elysee.ch/index.php?id=143&L=1&tx_exposition_pi1[expoUID]=191










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