Ormai siamo abituati a pensare al computer secondo l’eterna dicotomia Mac o Windows. A ragion veduta aggiungerei.
Dati alla mano del cosiddetto “market share”, la corazzata Microsoft Windows (divisa nelle sue miriadi di versioni come 95,98, Xp, Vista e 7) detiene l’invidiabile primato del quasi 90% dei pc nel mondo.
Il Mac della Apple dopo anni al di sotto del 4% si è affacciato alla fine del 2009 al di sopra della soglia del 5%.
Sono dati sterili, ma che spiegano molte dinamiche e molte delle scelte di mercato dei vari produttori di hardware e software.
Tralasciando i noiosi discorsi di marketing e di eventuali funzionalità dell’uno piuttosto che dell’altro sistema operativo, vale la pena esplorare un mondo “sommerso” ma in continua evoluzione e quanto mai dinamico, ma soprattutto GRATUITO.
È il mondo dei sistemi operativi Open Source. Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare dagli amici “smanettoni” della miriade di distribuzioni che vengono classificate sotto il nome di Linux.
Linux è un sistema operativo inventato nel 1991 da un hacker finlandese, tale Linus Benedict Torvalds, che al contrario di Bill Gates (co-fondatore di Microsoft insieme a Paul Allen), non l’ha brevettato, ma ha pensato di diffonderlo e rilasciarlo sotto licenza GPL (tale licenza è ritenuta attualmente dall’OSI conforme alle norme che regolano l’open source): ovvero chiunque è stato in grado di (e tuttora può farlo) accedere al codice sorgente del sistema operativo, modificarlo a proprio piacimento, usare l’eseguibile per ogni scopo e copiarlo legalmente.
Questa decisione del fondatore-inventore di Linux ha fatto si che ora sul web si trovino miriadi di “distro” (cosi vengono chiamate le personalizzazioni del sistema operativo Linux), ognuna con una propria peculiarità e declinazione. Quella che vado a descrivere oggi è una delle distribuzioni che sta avendo maggior successo anche fra i non addetti ai lavori: UBUNTU.

una schermata del sistema operativo Linux
Il nome Ubuntu deriva da un antico vocabolo zulu diffuso in varie parti dell’Africa meridionale. Il termine viene utilizzato nel detto zulu “umuntu ngumuntu ngabantu“, traducibile con “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti“.
L’obiettivo di questa distribuzione è portare questa idea nel mondo del software, dando un grande peso alla comunità di utenti partecipanti nello sviluppo del sistema operativo stesso.
Nato nel 2004, il progetto si focalizza sulla volontà di creare un ambiente di facile utilizzo per l’utente finale e soprattutto completo.
Una volta installato Ubuntu, l’utente non deve installare nessun altro programma. Questo sistema operativo viene distribuito con tutti e i migliori software gratuiti per essere sin da subito operativi: OpenOffice come suite per la videoscrittura, i fogli di calcolo e le presentazioni (compatibili con Microsoft Office), Gimp e altri programmi per il fotoritocco e la grafica anche professionale e un’infinità di altre applicazioni liberamente scaricabili da un unica grande libreria on line. Ubuntu è orientato all’utilizzo desktop e pone una grande attenzione al supporto hardware. Se quindi avete un personal computer dismesso, che avete comprato anche più di dieci anni fa, magari con poca RAM, un hard disk poco capietnte o con un processore con potenza di calcola ridicola… non temete, Ubuntu lo farà ritornare a nuova vita.
È un sistema operativo molto leggero, non richiede cioè risorse da computer della Nasa, stabile, completamente esente da virus (ebbene si, avete letto bene!) e soprattutto GRATIS.
Installarlo è molto più semplice di quanto si pensi.
E’ sufficiente scaricare l’immagine ISO da questo link, masterizzarla su un cd, inserirlo nel computer sul quale vogliamo installarlo e seguire le poche e semplici istruzioni in italiano. In poco più di venti minuti ¹ avrete Linux un computer completamente “nuovo” senza spendere un centesimo.
PS: Questo articolo è stato scritto con OpenOffice 3.2 installato su Ubuntu 9.10
1. La velocità di installazione dipende dalle risorse del pc in uso. Il tempo di installaizone potrebbe variare da una ventina di minuti a poco più di un’ora.









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