È un pomeriggio romano, caldo e frizzante, quello che mi abbraccia quando esco di casa per raggiungere lo smart urban stage all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Si tratta di una piattaforma d’incontro, interdisciplinare e itinerante che ha come focus del progetto la smart future minds exhibition, un ciclo di mostre dedicate al “futuro della città” che si terranno in tutte e 6 le tappe europee di Smart Urban Stage: dopo Berlino, Roma, e poi Zurigo, Parigi, Madrid e Londra.

foto di Alessandra Dinatolo

foto di Alessandra Dinatolo
Ci impiego un attimo, il tempo di un battito di ciglia leggero come lo stupore di un sogno ad occhi aperti, a trasformarmi da osservatrice a visionaria, di quella che potrebbe essere la città del futuro: la Capitale così non l’avevo mai vista, né immaginata.
Ad accogliermi per prima è una struttura futuristica che mi dà la sensazione di essere un’avvolgente nuvola verde. Davanti ai miei occhi divertiti e incuriositi i vari stand si dipanano presentando progetti avveniristici ed ecologici che preconizzano un futuro migliore.
Le idee in concorso, in attesa di essere selezionate perché vengano realizzate, sono davvero tante, e lo spazio concentrato raccoglie volti, sguardi e i passi crepitanti che con il loro formicolio sembrano tessere la trama di una strada fatta di infinite proposte, per restare in tema energia pura in movimento.
Tra i vari progetti mi sembra che pochi riescano a esprimere meglio la filosofia di questo frullato di pensieri di quello artistico, poetico, visionario e paradossale presentato da Ciriaco Campus e curato dal Prof. Alberto Abbruzzese.
L’idea è quella di una CTMM (centrale trattamento materiale didattico), ossia un luogo all’interno della città in grado di raccogliere il materiale digitale liberamente inviato dai cittadini e classificarlo. Le informazioni verranno selezionate e distinte in due categorie: gli scarti andranno nell’enorme e immaginifico cestino del sistema per essere riconvertiti in energia pulita e il contributo di valore diventerà conoscenza da archiviare in un’altrettanto immaginifica Webteca Universale.
Voglio saperne di più, pertanto cerco Ciriaco. Quando lo trovo, scopro che è gentile e disponibile, felice di discutere del progetto.
Le sue parole mi tengono in ostaggio mentre mi puntano contro l’arma di un racconto che parla di una memoria universale, un contributo per tutti i cittadini, in grado di auto-amministrarsi in maniera libera e autonoma.
Mi chiedo se tutto questo possa veramente realizzarsi, o se si tratta di un progetto ideologico, pura utopia. Con gli occhi che sono la sintesi della collisione tra un vispo osservatore del reale e un trasognato visionario mi risponde deciso: “Se l’immateriale rappresentato da elementi digitali potesse materializzarsi, sì. Tutto ciò che l’individuo riesce a immaginare o verrà realizzato o esiste già, in qualche parte del mondo.”

foto di Alessandra Dinatolo
Comincio a sentirmi a mio agio dentro la nuvola verde dove il rumore dei passi cresce e i volti, noti e non, si moltiplicano.
Mi concedo a un altro rapimento e mi appassiono subito a un progetto dove la metropoli, testo plurale per eccellenza, racconto in divenire, la fa da padrona.
Si tratta di Calle de Diversion, presentato dal gruppo LPU (Liga De La Partida Urbana) nella sezione Be, curata dal Prof. Lorenzo Imbesi.
Qui la metropoli stanca, caotica e svuotata di ogni senso, diviene oggetto di un’appropriazione inaspettata, perfino in quei luoghi dove realizzarla sembra impensabile. Si tratta di favorire l’integrazione tra gli abitanti dei quartieri che vivono realtà disagiate e di far loro ridisegnare la strada, attingendo dal serbatoio della memoria quelli che sono i ricordi dei giochi che si facevano da bambini. Il primo esperimento ha fatto diventare “strade del divertimento” quelle di Caracas, ma l’idea è di coinvolgere anche realtà italiane, come Napoli e Palermo. Si vuole ridare potere alla forza del gioco, praticato nelle strade delle città, perché sia vissuto in nome dell’integrazione e dello scambio culturale.
Il curatore, Lorenzo Imbesi, immagina una città formale persa nelle sue innumerevoli dinamiche, fatta di spigoli e spazi che dividono, che si incrocia con l’informalità della periferia, dove elementi nascosti come i ricordi, fanno emergere i comportamenti delle persone, e dove a dominare non sono i limiti delle regole scritte ma le possibilità di quelle non scritte, ovvero quelle del gioco.

foto di Alessandro Dinatolo

foto di Alessandro Dinatolo
Ora sì, penso che un futuro migliore sia possible. E se a crederlo siamo in tanti, allora penso che non sia poi così vero che in Italia tutto è fermo, immobile, e che la tanto discussa fuga di cervelli ci farà diventare un paese per vecchi.
I progetti che sono ancora tanti e tutti interessanti, parlano di una metropoli viva che nelle sue innumerevoli stratificazioni a volte è stabile e leggibile come un libro, altre è pronta ad aprirsi e a sfogliare il futuro. Magari ridefinendosi, cambiando di senso, in un poetico intreccio di elementi in continua relazione tra loro, intersecando energia, forza e passione, pronte ad esplodere.
SMART URBAN STAGE
Dal 26 giugno al 31 luglio 2010
Auditorium Parco della Musica
Viale de Coubertin, 30 – Roma
Web: www.smart-urban-stage.com










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