Uno squarcio sul privato, reso apertamente pubblico: Vite Private. È il titolo della mostra che Spazio Forma presenta dal 17 Giugno al 12 Settembre a Milano. L’autore, Erwin Olaf, è uno di quelli che contano, un pezzo grosso o da novanta.


Olandese, vivente, un nome che potrebbe calzare a pennello addosso a uno dei personaggi della Compagnia dell’Anello, insieme a quello di Frodo e Bilbo Baggins, trattasi invece di una leggenda della fotografia. Discussi, criticati ma anche lodati e osannati sono i suoi ritratti, provocanti e mai scontati.


Non dovete credermi sulla parola, ma basta un’occhiata alla sua biografia e al suo lavoro per avere subito la sensazione di trovarsi al cospetto di un Gandalf dell’immagine.

Serie FALL.

Serie FALL.

Nato a Hilversum nel 1959 si sposta ad Amsterdam negli anni ‘80. Dopo gli inizi come fotogiornalista inizia a mischia la tecnica da reporter alla cura delle luci da studio, ricerca che lo porta a definire il suo stile.


Alla fine degli anni ‘90 inizia a implementare la sua ricerca estetica con l’uso della grafica tridimensionale e come tutti i grandi espone ovunque: Amsterdam, New York, Francoforte ma anche Bologna, Mosca e Shenzen.


Spazio Forma, invece, è una tra le più prolifiche realtà milanesi legate alla cultura fotografica contemporanea. Con questa mostra ci regala effettivamente l’occasione di entrare in contatto, almeno visivamente, con i mondi fantastici, intimi, minimali e lineari di Erwin Olaf.


Vite private ci parla della dimensione più intima e cara all’autore, quella intimista, privata appunto, e allestita sulla base di alcune serie fotografiche RAIN, HOPE, GRIEF, FALL, DAWN e DUSK, e HOTEL.


Guardando le immagini delle serie HOPE (2005), RAIN (2004) e GRIEF (2007) veniamo catapultati all’interno di un mondo di perfezione estetica. I soggetti raccontati, attraverso le fotografie, arrivano dal mondo dell’immaginario collettivo degli anni ’50 e ’60.

Serie HOPE.

Serie HOPE.

Boy-scout, avvenenti ragazze e casalinghe, vestiti di tutto punto, vengono ritratti all’interno del loro ambiente quotidiano ma… Il ma di Olaf, e delle sue immagini, è l’apparente distacco che i soggetti hanno con le pareti, i mobili, le lampade e i pavimenti, quasi si trattasse di corpi estranei al contesto.


Una distanza da una realtà violentemente oggettivata ottenuta con un’infinita e formale ricerca stilistica sugli ambienti che li rende quasi onirici, quasi impossibili.


L’assenza di contatto viene dalle pose dei soggetti, quasi scomposte; dai loro sguardi assenti, persi nel vuoto; da una gestualità forzatamente statica che può essere la chiave di lettura.

Serie DAWN (in alto), serie DUSK (in basso).

Serie DAWN (in alto), serie DUSK (in basso).

Un tipo di fotografia che ricorda molto quella di moda ma che si palesa ai nostri occhi come “Il decalogo di quello che un fotografo di moda non dovrebbe mai fare”.


I lavori di DUSK e DAWN, al contrario, mettono in scena un processo diverso. Entrambe nate dopo aver visto un album di fotografie di studenti afroamericani dei primi del Novecento, “The Hamptons Album”, realizzato dalla fotografa Frances B. Johnston, con DUSK Olaf allestisce nuovamente quelle atmosfere, giocando con i toni del nero tipografico e fotografico.


DAWN, invece, diventa la risposta a colori naturale. Personaggi dalla pelle chiara, evanescente, collocati in stanze vuote ma sature di luce, fantasmi di una “notte bianca” polare.


Il filo conduttore che lascia lo spettatore di stucco è sempre lo stesso: quella distanza mentale dei personaggi da ciò che sta loro intorno, che si portano addosso.

Serie HOTEL.

Serie HOTEL.

Per finire la serie HOTEL. Quella che sembrerebbe essere molto più legata al presente del fotografo. Un presente che lo vede impegnato nella realizzazione di corti filmici per famose e affermate case di moda.
Ma non aspettatevi qualcosa di normale. Anche qui le pose delle bellissime ragazze fotografate stridono con i loro sguardi persi nel vuoto. La sensazione è quella di sentire il rumore che fanno le unghie quando vengono sfregate sulla lavagna.


C’è un qualcosa di irreparabilmente fuori posto nelle sue immagini, qualcosa che non vedi, che non capisci e che ti porta a farti un sacco di domande. Domande a cui in realtà non c’è una risposta!

Serie HOTEL.

Serie HOTEL.

Olaf infatti dichiara: “Quando lavoravo a RAIN, HOPE e GRIEF, non ero perfettamente sicuro di cosa volessi dire. Ora sto crescendo. Ho più dubbi e non so dove il mio lavoro mi porterà. Sento di stare esplorando. Quando realizzavo la serie DUSK ancora non conoscevo le risposte. Ora che ho terminato DAWN, capisco finalmente cosa volevo dire. Non penso di poterlo esprimere a parole, ma credo di saperlo. La cosa migliore, è quando alla fine di tutto rimane un punto interrogativo.”.


Ora, Lubranamente parlando, la domanda sorge spontanea: “Quanto ci costa?”. Considerato di chi stiamo parlando, poco.


Intero: 7,50 Euro
Ridotto: 6 Euro

Spazio Forma: Piazza Tito Lucrezio Caro 1, 20136 Milano
Orari: tutti i giorni 11.00/21.00; Gio e Ven 11.00/23.00; Lun chiuso
Info: 02.5811.8067

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Davide di Tria

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Letizia Bozzolini

23. lug, 2010

Conoscevo Olaf dai suoi scatti pubblicitari, ma la mostra mi ha lasciata a bocca aperta. Da non perdere assolutamente.

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