Cavriago è un paese di undicimila anime in provincia di Reggio Emilia. Nella piazza principale campeggia un busto di Lenin che, secondo la leggenda (poi ufficialmente smentita), sarebbe anche sindaco onorario dal 1917. In questo contesto nascono gli Offlaga Disco Pax.
Tutto il contrario dei gruppi indie-fighetti spuntati come funghi negli ultimi dieci anni in Italia sia per la peculiarità del “cantato-recitato” di Max Collini (agente immobiliare, quarantenne, una somiglianza al limite del sosia con Massimo Tartaglia, l’attentatore del premier, insomma l’antirockstar) sia per il minimalismo musicale che ricorda New Order, Suicide e Kraftwerk ad opera degli altri due componenti del gruppo: Enrico Fontanelli e Daniele Carretti.

I testi parlano dell’Emilia delle provincie rosse negli anni settanta e ottanta ma con tono rassegnato e nostalgico più che combattivo: sono racconti brevi legati a personalissimi ricordi dell’adolescenza, i sogni rivoluzionari e la militanza vissuta in un paese.
L’esordio è “Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione)” del 2005, uno dei migliori dischi di debutto che abbiamo avuto in Italia negli ultimi anni. La critica li esalta e iniziano i primi paragoni con Massimo Volume (per il modo di non-cantare) e CCCP (per le tematiche dei testi) e per il pubblico, che li seguirà nel lunghissimo tour promozionale del disco, sono già un fenomeno.
Il pezzo simbolo dell’album è il singolo “Robespierre” (il video ha vinto il premio Fandango come miglior Video Indipendente e il Premio Video Italiano come miglior video assoluto del 2005): si parte dal ricordo dell’esame di seconda elementare nel ’75 per poi elencare i vari ricordi di “quel piccolo mondo antico”: da Space Invaders al catechista che votava Pannella, passando per i fumetti di Zora la vampira, fino all’apparizione sanremese di Anna Oxa “conciata come una punk londinese!”.
Altri pezzi memorabili sono “Cinnamon” con il rituale durante i live del lancio sul pubblico dei famosi chewing-gum alla cannella (le gomme da rivoluzionari!) di cui si parla nella canzone; “Tono metallico Standard” che è una malcelata presa per il culo del cantante dei Julie’s Haircut, titolare di un negozio che frequentava Collini e dove veniva regolarmente snobbato (il nome del gruppo in realtà viene bippato durante il pezzo) e “De Fonseca”: piazzato a chiusura del disco è la rievocazione della dolorosa fine di una storia d’amore attraverso il triste atto della divisione degli oggetti fra i due ex amanti. Anche le ciabattine di spugna Defonseca: una per uno. Perché “bisogna avere stile anche nei momenti peggiori”.
Tre anni dopo esce il secondo disco: “Bachelite”. I temi sono simili, forse un po’ meno politici, e gli arrangiamenti più vari, grazie anche al contributo delle collaborazioni esterne, tra cui Andy dei Bluvertigo che suona il sax in “Onomastica”.
In “Cioccalato I.A.C.P.” si chiude il cerchio delle memorie di “Roberspierre” dal disco precedente, con una storia di eroina, sesso orale e Toblerone. Uno dei pezzi più toccanti della loro carriera assieme a “Venti minuti” un ricordo senza retorica del padre morto anni prima.
Quest’estate, nell’infinita sfilza di concerti non è previsto alcun tour per gli Offlaga, ragione in più per non perderli dal vivo, gratis, il 15 luglio a Modena ai Giardini Ducali in occasione della rassegna Antwork.
Alla prossima e orecchie aperte!










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