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	<title>MakeMyDay Magazine &#187; Giorgio Appierto</title>
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	<description>great life low budget</description>
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		<title>Il design traccia una linea. Nuova.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Appierto</dc:creator>
				<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[amsterdam]]></category>
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		<description><![CDATA[Dall'olanda una nuova filosofia volta al recupero della parola ma anche della filosofia che sta dietro al design.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fermi tutti.</strong> Nel mondo del <strong>design</strong> e dell’arredamento si sta diffondendo un <strong>morbo subdolo</strong> e assai pericoloso. Il processo endemico è in atto ma pochi sembrano farci caso. Eppure il <strong>virus</strong> in questione è sulla bocca di tutti. È il cosiddetto<em> ‘oggetto di design’.</em></p>
<p><strong> </strong><br />
</br></br><br />
<em>“Mobili di design, prodotti di design, poche belle cose ma per favore&#8230; che siano di design”</em>.<em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La locuzione<strong> ‘<em>di design’</em></strong> è ridondante e spesso abusata, ve ne sarete accorti. Ma non è solo un fatto lessicale. Molti ritengono che esista una netta separazione tra ciò che è, appunto, ‘di design’ e ciò che non lo è.<strong> </strong>Ma allora, qual è la <strong>linea di demarcazione</strong> tra queste due categorie? Semplice ma quanto mai imbarazzante a dirsi: le caratteristiche di un prodotto di design sembrano ridursi al <strong>prezzo,</strong> alla <strong>fama del designer</strong> e del <strong>brand,</strong> al glamour, all’aspetto provocatorio o equivoco, ai <strong>materiali tecnologici</strong> ed esclusivi. <em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Molti designer, anche i più giovani, sono portati a seguire questo <strong>trend</strong> e finiscono per esserne fagocitati. Il risultato? Prodotti con <strong>poca personalità,</strong> <strong>costosissimi</strong> da produrre, <strong>devoti alla moda </strong>del momento e per questo quanto mai ordinari.<em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E poi? E poi c’è un mondo a parte, un universo parallelo di<strong> designer straordinari.</strong> Non mi riferisco a progetti eccentrici o a sterili provocazioni neopop che appartengono più al mondo del marketing che a quello del design. Qui vorrei mostrare qualcosa di<strong> diverso.</strong> Straordinariamente diverso: <strong>cultura di progetto,</strong> <strong>sperimentazione artigianale,</strong> <strong>semplicità produttiva,</strong> <strong>unicità.</strong> Attenzione a questa parola spesso abusata. Non mi riferisco all’arrogante filosofia del <strong>pezzo unico,</strong> alla gemma preziosa irripetibile. In netta contrapposizione a questa idea di design, c’è chi pensa che idee uniche possano essere replicate, senza per questo ottenere dei cloni. Nascono così oggetti che <strong>vivono</strong> autonomamente <strong>nello spazio,</strong> rivelano le proprie origini e mostrano con <strong>orgoglio</strong> la semplicità del processo produttivo.<em></br></br></em></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sjoerd Jonkers: la via Neolistica al design.</strong><em></br></br></em></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="390" height="250" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9jQYUwbP2os?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="390" height="250" src="http://www.youtube.com/v/9jQYUwbP2os?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Sjoerd Jonkers</strong> (<a href="http://www.sjoerdjonkers.com/">www.sjoerdjonkers.com</a>) è un <strong>designer olandese</strong> ventisettenne di Breda, che ha studiato alla <strong>Gerrit Rietveld Academy,</strong> e ora vive e lavora in nella fucina creativa di <strong>Amsterdam.</strong> In realtà Sjoerd si sposta di continuo e crea delle <strong>basi temporanee</strong> per sviluppare nuove idee. <strong>Katmandu,</strong> <strong>Casablanca</strong> e perché no anche la più europea<strong> Parigi.</strong> L’influsso culturale, le tradizioni e i materiali dei paesi dove si ferma a lavorare, permettono a Sjoerd di recuperare la <strong>purezza</strong> e l’essenza originale degli artefatti. La missione è creare <strong>nuovi</strong> e stimolanti<strong> oggetti</strong> seguendo e attualizzando i <strong>metodi produttivi primitivi.</strong> Se il modernismo ha imposto la via della semplificazione formale (less is more), la filosofia del designer olandese è il recupero della<strong> <em>semplicità</em>,</strong> reinterpretazione della<strong> <em>memoria primordiale</em></strong> di quegli artefatti.<em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La serie <strong><em>Neolistic Vases</em> </strong>è il manifesto della disciplina progettuale di Sjoerd Jonkers.<em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Poliuretano e sabbia.</strong> Due ingredienti apparentemente agli <strong>antipodi,</strong> legati nello <strong>stretto rapporto</strong> plastico tra forma e stampo, che al termine del processo non vengono  totalmente separati. La traccia residua di sabbia diventa parte  costitutiva dell’artefatto. Se produzione e uso sembrano convergere, è  vera e propria <strong>simbiosi</strong> quella unisce <strong>matericità</strong> ed <strong>eleganza formale.</strong><em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sjoerd spiega: <em>“</em><em>Mi piace lavorare con un ampio spettro di materiali, senza restrizioni”.</em> La serie <strong><em>Neolistic Vases</em></strong> è realizzata in <strong>poliuretano</strong> colato su <strong>sabbia,</strong> mentre per la collezione di tappeti <strong><em>Tapis Noués</em></strong> ha preferito un cordone industriale in <strong>fibra naturale,</strong> lavorato e annodato con filo di cotone.<br />
La serie <strong><em>Canfruit</em></strong> è in <strong>latta riciclata</strong> dai contenitori di caffè, rimodellata e colorata con <strong>pittura a polvere. </strong><em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Neolastic Vases</em></strong><em></br></br></em></p>
<p>Una serie di <strong>vasi in poliuretano,</strong> di forme e <strong>dimensioni varie,</strong> realizzati con il metodo tradizionale dello stampo a perdere in sabbia. Il prodotto finale conserva entrambi i materiali con un gioco di colori contrastanti e <strong>superfici lisce e ruvide.</strong> I <strong>Neolastic Vases</strong> sono stati protagonisti durante <em><strong>Tuttobene 2010</strong> </em>(www.tuttobene.nl), la rassegna dedicata ai <strong>designer olandesi</strong> <strong>emergenti<em> </em></strong>durante lo scorso <strong>fuori salone del mobile a Milano.</strong><em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5526" class="wp-caption alignnone" style="width: 543px"><img class="size-full wp-image-5526" title="art2" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art2.png" alt="" width="533" height="355" /><p class="wp-caption-text">Neolistic Vases</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><em></br></br></em></p>
<p><strong><em>Tapis Noués.</em></strong><em></br></br></em></p>
<p>Una collezione di <strong>tappeti circolari</strong> da 65, 95 e 150 cm realizzati annodando a mano un cordone multicolore composto da 4 trame di Tricot imbastito e avvolto a macchina con filo di cotone. Il modello più piccolo impiega <strong>50 metri di materiale</strong> annodato ben 250 volte. I <strong>Tapis Noués</strong> sono stati concepiti durante un soggiorno di due mesi in <strong>Marocco</strong> e sono prodotti artigianalmente nella <strong>Bourja Larbi Factory </strong>a <strong>Casablanca.</strong><em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5527" class="wp-caption alignnone" style="width: 543px"><img class="size-full wp-image-5527" title="art3" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art3.jpg" alt="" width="533" height="377" /><p class="wp-caption-text">Tapis Noue</p></div>
<p><strong><em>Canfruit</em></strong><em></br></br></em></p>
<p>Un portafrutta in latta riciclata, lavorata e dipinta a polvere per ottenere un <strong>gioco superficie e riflessi</strong> che confondono il <strong>rapporto sensoriale tatto-vista.</strong> Destinarlo a contenere soltanto frutta può essere riduttivo. La purezza della forma suggerisce un impiego più ampio che valorizzi un contenuto vivacemente variopinto o uniformemente essenziale.<em></br></br></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5528" class="wp-caption alignnone" style="width: 546px"><img class="size-full wp-image-5528" title="art4" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art4.jpg" alt="" width="536" height="360" /><p class="wp-caption-text">Canfruit</p></div>
<p><em> </em></p>
<p>Photos by Hicham Zemmar  -  www.zemmar.com/</p>
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		<title>È arrivato il Garage Sale!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 17:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Appierto</dc:creator>
				<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la mole degli oggetti superflui e inutilizzati supera la capienza massima e bisogna liberare spazio, si corre ai ripari mettendo tutto in vendita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il garage sale o garage market nasce nei <strong>sobborghi statunitensi</strong>, le periferie fatte di infinite villette a schiera, dove non mancano grandi box per grandi macchine e tosaerba. La tradizione vuole che, quando la mole degli oggetti superflui e inutilizzati supera la capienza massima e bisogna liberare spazio, si corre ai ripari mettendo tutto in vendita. <br/><br/> </p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5460" title="art1" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art1.jpg" alt="" width="533" height="400" /></p>
<p>Sì ma come?&#8230;Semplice. Si trasforma il box in un atelier di vecchie cose e oggetti superflui. Si dispongono gli articoli con ordine, i più piccoli davanti i più ingombranti dietro, si apre la porta basculante del box e si appende un bel cartello colorato:<strong> On sale.</strong> Facile no?<br/><br/> </p>
<p>Ma cosa si vende? E soprattutto chi acquista? L’offerta annovera vecchi sci di legno, vestiti smessi, valigie con molti viaggi sulle spalle, dischi d’epoca, pentolame e vetusti cimeli. E la clientela? Vicini di casa, passanti, amici, ragazzi che mettono su casa con quattro soldi (low budget, appunto). La febbre del garage market è un benevolo morbo primaverile che esplode in concomitanza del cambio di stagione. Camminando ci si imbatte qua e là in un fiorire di mercatini spontanei. <strong>La caccia all’occasione</strong> (o al puro sfizio) <strong>è aperta! </strong><br/><br/> </p>
<p><a href="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5462" title="art2" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/12/art2.jpg" alt="" width="533" height="400" /></a></p>
<p><strong>E voi? </strong>Avete mai pensato di fare un bel Garage Sale e sbarazzarvi di tutti quei vestiti che un tempo hanno fatto tendenza ma ora non fanno più chiudere le ante dell’armadio? E tutti quei terribili doni natalizi impolverati che non avete mai avuto il coraggio di riciclare? Forse è arrivato il vostro momento: il Garage Sale è approdato anche in Italia.<br />
Nel vostro garage? No, all’<a href="http://www.hangarbicocca.it/page/event/517//id/637" target="_blank"><strong>Hangar Bicocca a Milano</strong></a>, in uno spazio che <strong>una volta al mese</strong> viene appositamente dedicato a vendere, comprare e barattare tutto quello che volete. L’unica regola è che la merce sia rigorosamente usata.<br />
La partecipazione è gratuita, <strong>basta prenotare</strong>. Ad ognuno è assegnato un tavolo per esporre gli oggetti e degli sticker per indicare il prezzo. <br/><br/> </p>
<p>Le edizioni precedenti hanno visto un ottimo successo di pubblico e un pienone di espositori di tutte le età. L’assortimento delle cose in vendita è davvero vasto:<strong> </strong>libri e dischi, vestiti e accessori, utensili per la casa, prodotti vintage e modernariato, <strong>oggetti seri, semiseri e trash.</strong> Lo spazio è interamente al coperto. Provare l’ebbrezza della vendita o cercare quel che fa più per voi in questo mondo variopinto è un vero piacere. Il tutto assolutamente all’insegna del motto <em>Great Life, Low Budget</em>. <br/><br/> </p>
<p>Il prossimo Garage Sale sarà il prossimo 11 dicembre. <br/><br/> </p>
<p>Per informazioni o per prenotare contattate: <a href="mailto:k.sideris@hangarbicocca.it">k.sideris@hangarbicocca.it</a> <br/><br/> </p>
<p>Questo progetto fa parte della programmazione Melting Pot 3.0 di Stefano Boccalini.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>I want to ride my bicycle&#8230;</title>
		<link>http://www.makemydaymag.com/blog/archives/4262</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 08:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Appierto</dc:creator>
				<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[unconventionall]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha voluto la bici, ora pedala.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un dato di fatto: il traffico in città assomiglia sempre più ad un  campo minato. C’è chi accetta tenacemente<strong> la sfida</strong> attraversando Milano  in bicicletta e le sue mille insidie: pavè dissestati,  binari cecchini,  caldo e freddo assassini, pioggia e vento, il tutto scartando auto  mollate in seconda fila con le portiere pronte a colpire aprendosi  all’improvviso e driblate con classe e destrezza.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4268" title="img_21" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/img_212.jpg" alt="" width="532" height="395" /></p>
<p>Nulla sembra fermare l’agile pedalata degli eroi metropolitani su due  ruote che, giorno dopo giorno, diventano sempre più numerosi.<br />
<br/></p>
<p>Per loro è nato <strong>El Ciclhero</strong>, l’evento che celebra le vittorie  quotidiane di questo pacifico esercito pedalante. Ci sarà proprio di  tutto: i corsi di aggiustaggio e manutenzione della <strong><a href="http://www.ciclofficinagasolio.org/" target="_blank">Ciclofficina  Gasolio</a></strong>, quei pazzi sul monociclo dell’<strong><a href="http://www.unicyclist.it/" target="_blank">Associazione Italiana  Monociclo</a></strong> e gli ultimi modelli dai più cool ai prototipi bizzarri (<strong><a href="http://www.abici-italia.it/" target="_blank">Abici</a> </strong>e <strong><a href="http://nuke.urbazstyle.com/" target="_blank">Urbaz</a></strong>).<br />
Ci sarà anche chi in bici ci lavora, come <strong><a href="http://www.urbanbm.it/pony-express.php" target="_blank">UBM</a></strong><a href="http://www.urbanbm.it/pony-express.php" target="_blank"> (Urban Bike  Messanger)</a>, pony express a trazione umana che, sulla scia dei bikers  Newyorkesi, recapitano pacchi e pacchetti ad emissioni zero. Per non  parlare degli acrobati su BMX e di <strong><a href="http://www.xtremercaddicts.com/index.php" target="_blank">Extreme Addicts</a></strong> e la tribù di <strong>Cranksters</strong> che customizza bici in stile Easy Rider.<br />
<br/></p>
<p style="padding:0" ><object width="533" height="325"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3FXIztzSAXA&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3FXIztzSAXA&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="533" height="325"></embed></object></p>
<p><br/></p>
<p>L’evento prenderà il <em>via alle ore 15 in Via G. B. Pergolesi, 8 a  Milano (zona Caiazzo)</em> in uno spazio ‘internamente’ ciclabile.  Musica, video e birra accompagneranno il pomeriggio e la serata di <strong>sabato  3 luglio</strong>.<br />
<br/></p>
<p><strong>El Ciclhero </strong>è un’iniziativa di <a href="http://www.unconventionall.com" target="_blank"><strong>Unconventionall Gens</strong></a>,  mirata a dare visibilità a nuove tipologie di trasporto e ad una  diversa visione del mondo. Rispetto per l’ambiente, risparmio  energetico, salute, gusto di pedalare e perché no, un modo di muoversi  ‘great life, low budget’.<br />
<br/></p>
<p>Siete tutti benvenuti. <strong>Meglio se in bici.</strong><br />
<br/></p>
<p><a href="http://www.makemydaymag.com/downloads/ciclhero_presskit.pdf" target="_blank"><strong>Scarica il flyer con tutte le info (Pdf &#8211; 880 Kb) </strong></a><br />
<a href="http://www.makemydaymag.com/downloads/ciclhero_presskit.pdf" target="_blank"><img src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2010/06/el_ciclhero_flyer.gif" alt="el_ciclhero_flyer" title="el_ciclhero_flyer" width="533" height="551" border="0" class="alignnone size-full wp-image-4275" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Micromusic</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 17:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Appierto</dc:creator>
				<category><![CDATA[culture]]></category>
		<category><![CDATA[music]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[micromusic]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosciuta anche come Chip Music, Bit-pop o Musica 8bit, si tratta di musica elettronica, che risponde a un solo criterio fondamentale: deve essere realizzata utilizzando tecnologie del passato e in particolare console di un ventennio fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se siete tra quelli che provano un ‘gusto superiore’ a frugare tra <strong>vecchi scatoloni</strong> cercando qualcosa di inaspettato, rimarrete sorpresi dal mare di antica tecnologia che giace dimenticata nella polvere.<br />
Relegati nel disordinato museo di uno scatolone, troverete aggeggi, strane macchine con tasti e display che non vi siete proprio sentiti di gettare nella spazzatura. Bene, oggi voglio dare un significato più nobile al banale senso di colpa che vi ha impedito di trascinare quella cianfrusaglia elettronica in un cassonetto. La vera verità? <strong>Avevate un presentimento</strong>. Quegli oggetti avevano un’anima e sebbene fossero ‘commercialmente’ estinti, non erano ancora pronti per l’<strong>aldilà tecnologico</strong>. Qualcuno, con un briciolo di estro e passione in più, li ha acchiappati sulla soglia dell’Ade. Modificati, elaborati e manomessi. Da <strong>vecchie console e videogames</strong> tecnologicamente decaduti a <strong>strumenti musicali</strong> in grado di generare suoni straordinariamente nuovi e articolati.<br />
<div id="attachment_2638" class="wp-caption alignnone" style="width: 543px"><img src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2009/12/micromusic02.jpg" alt="soundcheck..." title="micromusic" width="533" height="284" class="size-full wp-image-2638" /><p class="wp-caption-text">soundcheck...</p></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È il fenomeno della <strong>Micromusic</strong>, conosciuta anche come <strong>Chip Music</strong>, <strong>Bit-pop</strong> o <strong>Musica 8bit</strong>. Come indicano i vari suffissi si tratta di musica elettronica, che risponde a un solo criterio fondamentale: deve essere realizzata utilizzando tecnologie del passato e in particolare console di un ventennio fa: <strong>Game Boy</strong>, <strong>Commodore 64</strong>, <strong>Atari 2600</strong>, <strong>Nintendo Entertainment System</strong> (per citarne alcuni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sound è quello tipico degli <strong>Arcade anni &#8217;80</strong>. Jingle. Rumori e melodie rielaborate intervenendo direttamente sulle schede elettroniche dei videogames (producendo il cosiddetto <strong>circuit bending</strong>), poi collegati a semplici effetti, sequencer ed equalizzatori&#8230;</p>
<p><img src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2009/12/micromusic00.jpg" alt="micromusic" title="micromusic" width="533" height="345" class="alignnone size-full wp-image-2640" /><br />
Le forme sonore prodotte sfruttando la gamma di suoni 8bit sono sorprendenti. La micromusic <strong>non è un genere</strong>. Semmai <strong>un metodo</strong>, uno strumento. Definisce con cosa suonare, non cosa suonare. Si spazia dalla musica <strong>techno</strong> al <strong>pop</strong>, dalla <strong>noise</strong> alla <strong>dub</strong>.<br />
Qualcuno si è cimentato anche con la <strong>musica classica</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là del mood musicale, la filosofia della musica 8 bit è fortemente <strong>non convenzionale</strong>.<br />
Si basa sul criterio di semplicità tecnologica, di produzione <strong>low budget</strong>, e ha una forte connotazione culturale, ecologista e antagonista. Il vero corto circuito si produce negli schemi mentali più radicat, ribaltandoli. Consumismo, schiavitù tecnologica, impenetrabilità dei sistemi informatici sono tabù che la micromusic tenta di infrangere. Cento per cento <strong>cultura Hacker</strong> insomma.</p>
<p><img src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2009/12/micromusic01.jpg" alt="micromusic" title="micromusic" width="533" height="345" class="alignnone size-full wp-image-2641" /><br />
La <strong>micromusic</strong> è molto diffusa nelle capitali <strong>underground</strong> di <strong>Europa e Stati Uniti</strong>. Sempre con maggior frequenza nascono gruppi ed etichette discografiche indipendenti. Anche in Italia ci sono numerosi eventi e frequenti serate dj set. Milano e Bologna sono le due città maggiormente addicted.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>sito ufficiale della comunità</strong>: <a href="http://www.micromusic.net/" target="_blank">http://www.micromusic.net/</a>.<br />
In <strong>Italia</strong> il sito di riferimento è: <a href="http://www.8-b.it" target="_blank">http://www.8-b.it</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non indico volutamente alcun <strong>artista 8 bit</strong>. La micromusic ha fatto del web uno strumento di diffusione potentissimo che, tra l’altro, permette a sperimentatori semisconosciuti di emergere. Andateli a cercare&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se però avete già l’acquolina per questo genere ecco due link per farvi un’idea veloce.<br />
<strong>Cobol Pongide</strong> in <strong>‘Costruisci la tua Biodrum’</strong>:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=cMdKzb16C2w" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=cMdKzb16C2w</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pablito el Drito 8 bit live performance</strong> @ Museo di Fotografia Contemporanea:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=h8NyDOx7F50&#038;feature=related" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=h8NyDOx7F50&#038;feature=related</a></p>
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		<title>Le posate spaiate</title>
		<link>http://www.makemydaymag.com/blog/archives/2260</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Appierto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi fu subito chiara l’origine delle posate spaiate. Era una forma di riguardo verso i clienti che non abbracciano la convivialità della cucina africana. Era il frutto della pazienza certosina del gestore che, col tempo, affacciandosi sul retro, aveva fatto incetta di posate condominiali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace ricordare la volta in cui, preda della più cieca voglia di piccante, mi buttai in un ristorante somalo dalle parti di via Melzo. Nell’attesa, oltre a conficcare stuzzicadenti nella saliera, la mia attenzione si focalizzò sullo stile disinvolto con cui era apparecchiata la tavola. Non era possibile distinguere due posate uguali. Pensai che quella fosse un’ottima arma per negoziare sul coperto. Mi venne però subito in mente che la cucina africana non richiede altro che due mani per consumare le portate. Due mani pulite.</p>
<p>Il bagno si trovava sul retro, dalla parte opposta di un cortile. L’affaccio delle case di ringhiera mostrava tutte le abitudini dei condomini italiani. Panni stesi alla mercè dei piccioni, vasi e oggetti penzolanti, tracce di sparecchiamento veloce: briciolame, tovaglioli dispersi e forchette volanti.<br />
<strong>Mi fu subito chiara l’origine delle posate spaiate</strong>. Era una forma di riguardo verso i clienti che non abbracciano la convivialità della cucina africana. Era il frutto della pazienza certosina del gestore che, col tempo, affacciandosi sul retro, aveva fatto incetta di posate condominiali. A volte un gesto di attenzione non costa proprio nulla.</p>
<div id="attachment_2261" class="wp-caption alignnone" style="width: 543px"><img class="size-full wp-image-2261" title="Le posate spaiate" src="http://www.makemydaymag.com/blog/wp-content/uploads/2009/11/foto-1.jpg" alt="Foto di Giorgio Appierto" width="533" height="426" /><p class="wp-caption-text">Foto di Giorgio Appierto</p></div>
<p>Beh, purtroppo nel mio condominio prevale l’abitudine odiosamente anglosassone di non sparecchiare dal balcone. Tuttavia l’idea che un servizio di posate non dovesse obbedire all’etichetta mi aveva quantomeno eccitato. <strong>Diventò una scelta di vita</strong>.<br />
La garbata e attenta commistione di generi può rendere la vostra tavola decisamente migliore. Io raccomando forchette, coltelli e cucchiai un po&#8217; vintage e rigorosamente spaiati. Avete presente quelle posate di latta o alluminio con qualche decorazione floreale sull’impugnatura? Vorrebbero simulare quelle più costose e pregiate in argento. Ma non hanno le stesse qualità: opache, fin troppo leggere, si piegano come nelle mani di un prestigiatore. Beh io le adoro! <strong>Senza gravare sul portafoglio renderanno la vostra tavola una tavola superiore.</strong></p>
<p>Se ora state pensando dove andarle a trovare, sappiate che ci sono alternative a mangiare ultrapiccante tutte le sere solo per raccattare un paio di forchette. I mercati dell’usato abbondano di questa mercanzia. La cifra giusta? <strong>Mai più di 1 € l’una</strong>.</p>
<p>Cercate con attenzione in questi mercati.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Fiera di Senigallia</strong>: via Valenza ang. Ripa Ticinese, sabato mattina e primo pomeriggio.<br />
<strong>Mercato dell’usato di p.le Cuoco</strong>, la domenica mattina.<br />
<strong>Cormano</strong> tutti i sabato mattina.<br />
<strong>Mercato dell’usato di Rogoredo</strong>, parcheggio MM3 la domenica mattina.</p>
<p>Altrie occasioni d’acquisto a Buccinasco, San Donato e Corsico durante il week end.</p>
<p>Maggiori informazioni su <a href="www.pulcienonsolo.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">www.pulcienonsolo.it</span></a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
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