The Tourist
Di Gianni Depp
#007
La prima volta che ho fatto l’amore ho detto tre volte scusa e una volta ti amo.Non ricordo con esattezza l’ordine preciso,mi sentivo osservato ed ero terrorizzato dall’idea che il pisellino potesse staccarsi e perdersi nella farfallina.C’era un profondo senso d’unicità in quello che facevo,sentivo che sarebbe stato memorabile e irripetibile,ma tutto questo sentire,provare e volere allo stesso tempo mi angosciava.Mi concentrai allora sul ritmo e sul fiato,come un allievo a scuola di musica che si esercita nel solfeggio.Ricordo che partiì con un twist,dove mi sentivo abbastanza sciolto avendolo ballato con mamma a una dozzina di feste in famiglia.Nudo,mi sciolsi poi in un blues.Sentivo il soffiare dei treni a carbone e con la coda dell’occhio mi godevo il panorama.Non stavo facendo l’amore,lo stavo attraversando.Il ritmo era proprio quello di un vecchio blues al cotone,poche note calde che si ripetono ipnoticamente riempiendo la stanza di cappelli di fumo.Ero tra parentesi e vedevo all’orizzonte avvicinarsi il punto dove sarei andato a capo.In punta di piedi,galleggiavo a ritmo,prendendo fiato quando riuscivo a cacciare il naso dalle parentesi che avvolgevano me e quello che sarei diventato un momento dopo.Era la prima volta che tornavo da quelle parti,la mia prima morbida,calda e amorevole casa.Non che io abbia mai pensato nemmeno per un istante alla farfallina di mia mamma,ma sono figlio di mamma farfallina,siamo tutti figli di mamma farfallina!Anche se ci sono persone tanto burbere e disdicevoli che sembrano piuttosto nate dal buco del culo.
Poi ci siamo dati la mano.Passeggiavamo attorno i nostri ombelichi mentre la chitarra passava di colpo dal cadenzato blues al frenetico swing.Ebbi come la sensazione di aver fatto tutto solo per raggiungere quel momento,tanto che il mio corpicino sudato iniziò a dimenarsi come un ragazzino difronte al suo primo skateboard.
Lo swing mi aiutò a mantenere l’equilibrio su quel sottile filo che mi avrebbe portato,passo incerto dopo passo incerto a precipitare ad occhi chiusi nel piacere.
Ah bè,eh si,ma ceeerto.Il Cristo e la Madonna che ballano il tip tap alla festa del tuo compleanno mentre Garibaldi ti regala un cavallo,Totò ti racconta una barzelletta e batti Leonardo da Vinci a scacchi.Dante che arriva dopo insieme a Virgilio e ubriaco fradicio inizia a raccontare una serie di storie assurde sul cammino della vita,i fiumi dell’inferno,le montagne del paradiso e su quant’è bona Beatrice,sempre lei.Lo sanno tutti che da tempo il povero Dante,avvilito dall’insuccesso della sua storia con Beatrice,passa le sue giornate al bar della piazza tra un videopoker e una Peroni.
Oh povero amore indesiderato,che vive sognando la primavera nella poca ombra dell’inverno.Oh meraviglioso amore amato che vive d’intesa e sospiri.L’amore è essere amore.Fare l’amore è farsi d’amore.Veniamo amati come bruchi e amiamo come bachi da seta,finchè l’amare e l’essere amati non ci colorerà come farfalle.
Viva le farfalline.
#006
Dove nascono le parole?
Bè io non lo so e non penso di poter mai essere capace di stabilire una legge universalmente riconosciuta che valga a confermare e garantire la mia tesi in qualsiasi dibattito.
Personalmente proverò a sciogliere questo punto interrogativo cuocendolo in un tentativo che brucia dalla curiosità.
C’è chi le parole non le capisce, chi semplicemente le sente, chi dice di averle perse e c’è chi riesce addirittura a vederle. Questo significa che ognuno ha il suo modo di reagire di fronte alla parola, ma significa anche che qualcuno in precedenza ha agito sulla parola; dandole un senso, chiedendole un favore, cercando qualcosa in cambio o persino chiamandola per nome come mai nessuno fino ad allora aveva fatto. Quest’ultima cosa mi incuriosisce più delle altre, perchè intende il riconoscimento dell’esistenza sociale di qualcosa già assolutamente esistente nel reale. Mi spiego meglio.Pensate ad un uomo senza nome. Potrebbe essere un vostro amico, un vostro vicino di casa, potreste incontrarlo per strada e dirgli “Ehi ciao!” e poi invitarlo a cena, andare insieme al cinema e magari farci anche l’amore. Senza un nome tutto questo avrebbe un senso? Io penso sinceramente di si.Giovanni non vuol dire nulla.Ma perchè allora sentiamo profondamente il bisogno di dare un nome a tutto? Nella maggiorparte dei casi per poi dimenticare al primo sbadiglio.
Penso all’uomo che un bel giorno di tanti anni fa ha deciso di dare finalmente un nome a quel “coso” fresco e trasparente che nasce sui monti, cresce a valle e muore in mare. L’ha chiamato fiume. Così come qualcun’altro, sicuramente prima di lui, avrà dato il nome al mare, alla valle e al monte per permettergli di descrivere quel “coso” in altri termini. Ciò non toglie però nulla al coso-fiume. Prima ancora di avere un nome la sua acqua era pur sempre fresca e trasparente, il suo percorso di vita era sempre lo stesso:dai monti fino a valle per poi dare il bacio della buonanotte al mare. La vera essenza del fiume non beneficia di alcun termine. Per quanto interessa a lui poteva anche chiamarsi corridoio, avrebbe continuato lo stesso a scorrere senza nè ribellarsi nè ringraziare. Il senso delle cose resta in silenzio, non parla ma comunica. E’ il nostro senso comune ad aver bisogno di nomi e cognomi per dire di conoscere un amico, di marche sui pantaloni per decidere quale ci sta meglio o di combinazioni di parole per esprimere l’amore che abbiamo e ci scoppia dentro. Non ci sentiremmo di amare senza aver detto ti amo.
Ma non è il nome a custodire l’importanza, appartiene al messaggio. La parola è come la carta dei cioccolatini: identifica, ricopre ma non nutre. Se voglio un cioccolatino al latte ne cercherò uno con la carta blu, se lo voglio fondente allora prenderò quello con la carta nera. Lo stesso è per le parole.
Se voglio raccontare qualcosa “al latte”, cercherò i messaggi ricoperti di parole blu così come se voglio che il mio racconto sia fondente sceglierò tra i messaggi ricoperti di parole nere. I migliori nel compiere questa scelta di gusto hanno fatto venir voglia di cioccolato a milioni di persone. Ora, i più golosi sanno quasi sempre quale parola è giusto scegliere, nell’altro caso, i diabetici devono compiere un enorme sacrificio e solitamente scelgono per necessità e non per gusto.
Ma la parola è un lasciapassare che serve a te, solo per essere te agli occhi di un altro. Quelle stesse parole le dici a te stesso in silenzio e ti fidi, ma è la persona a cui ti rivolgi che vuoi che comprenda. Dire fuori quello che si sa dentro. Trasmettere e condividere, senza tradirci pensando che il silenzio sia egoista. L’uomo silenzioso ha la stessa naturale voglia di cioccolatini che abbiamo tutti, solo che non sa bene quale scegliere fra i tanti e l’incertezza lo porta ad aver paura di commettere l’errore di scegliere quello sbagliato o quello preferito da qualcun’altro, tanto da scegliere di non scegliere. Ma la voglia rimane e prima o poi la bocca si aprirà anche solo per dire: “basta cioccolatini!”.
Ci sono parole che non hanno bisogno di essere dette per essere capite,momenti dove è nel silenzio che si parla e una parola,una semplice parola potrebbe risultare come il discorso più brutto che si sia mai fatto.Non voglio correre questo rischio ora che sono su una nave enorme chiamata carolina che saltella sull’oceano come una bimba in un campo di girasoli.Non voglio correre il rischio di sbagliare le parole nel descrivere quello che provo mentre viaggio verso l’altra parte del mondo.Ora è il momento di rimanere in silenzio e ascoltare.
#005
La confidenza cammina al buio. Conoscere accende le luci, ma fidarti di ciò che conosci quelle luci le spegne. Funziona così quando torno a casa e percorro la distanza che separa l’ingresso dalla stanza da letto, sviolinando passi di nuvola attraverso porte e corridoi che fingono di dormire. Scivolo ad occhi chiusi in un comodo nero trovando per gioco il mio letto, senza impegno, come fossi un dito di Beethoven che suona tanti auguri al pianoforte. Tutto è chiarissimo nel buio di casa mia.
Conosco persone che stanche di inciampare e sbattere in chissà cosa e non potendo accendere la luce per non svegliare mamme, mogli, cani, fratelli o compari hanno deciso di dormire in macchina nelle notti di particolare splendore alcolico. Lì, l’unico impedimento era riuscire a riconoscere la propria macchina.
Sbattere e ribattere la stanchezza a penzoloni fuori la finestra di casa per ritrovarsi interi a piccoli passi. Decidere di accendere le luci al buio solo per accorgersi del contrario, poi filare a letto. Una casa serve a partire e tornare, a piegare e conservare l’esperienza nei cassetti per cacciarla fuori semmai si avranno dei nipoti e un camino, o degli amici e un bar. Quei cassetti è ora di riempirli, è ora di partire, è ora. Alle dodici e quaranta di stanotte salirò su una nave lasciando casa e America. Seguendo la rotta del finchelabarcavà dovrei raggiungere zia europa tra 150 sigarette e 3 bottiglie di whisky. Ieri sognavo di entrare vestito da Charlot in un enorme cannone da circo e farmi sparare dall’altra parte dell’Atlantico tra gli applausi dei bambini, atterrando su un enorme torta alla panna nei pressi di Marsiglia. Et voilà sarebbero state le mie prime parole dall’altra parte del mondo.
Sento il gong e si fa sul serio. Lascio l’enorme torta alla panna, il vestito da Charlot e il cannone da circo pronto a partire e riempirmi gli occhi di cose mai viste, le orecchie di parole che non capisco, le tasche di amore e pioggia per trascorrere le mie giornate a respirare profondamente e profumare il mio sangue dell’odore di quei momenti. M’innamorerò ogni giorno di qualcuno o qualcosa, canterò e ballerò coi nuovi amici, di una sera o per la vita chissà. Andrò in giro nudo vestendomi di sguardi e salutando tutti sorridendo. Ululerò alla luna piena. Farò la pipì in strada per segnare il mio passaggio e a chiunque mi chiederà un nome pregherò di darmene uno nuovo. Voglio essere tutti, prima di diventare me stesso. Auuu auuu auuuuuuuuuuu
#004
Ad un certo punto ha iniziato a piovere che erano mazzate dietro i reni.Veniva giù che sembrava divertirsi tanto che rideva la pioggia.Una iena.Tutto si fermava per ascoltare le frustate violente del temporale e il suo dominio sul sereno,che fino ad allora suggeriva il suo tempo.Siamo sotto un forte regime temporalesco dicevano.L’estate lasciava il palco barcollando,con in mano ancora mezzo mojito ormai caldissimo,accompagnata dalle urla di qualche ubriaco invasato.Tanti dicevano che non l’avrebbero mai dimenticata.Ma era il momento di Autunno,ora era il suo turno.Ed ecco un assolo terrificante di lampi e fulmini che sparecchiano con un sol gesto l’intero cielo.Inizio a pensare in questo preciso momento che sarà sicuramente una splendida performance.Ma non mi diverto.Il tempo in fondo è una perenne esibizione di se stesso.Replica costantemente il suo conosciutissimo repertorio,che tranne per qualche improvviso cambio di scaletta si ripete ormai da sempre.Tutti conoscono le quattro stagioni e tutti ne preferiscono almeno una.Personalmente preferisco la primavera,per la sua adolescenza.Nel tempo ho capito che il tempo si spiega col tempo.Bisogna starne al passo e tenerne il ritmo.Capirlo è stato come sbadigliare,e morire soffocato da un piccione che ti entra in gola a tutta velocità.Ci vuole coraggio per vivere tanto appassionatamente da sopportare il susseguirsi scialbo del tempo e i suoi pacifici accordi senza cercare una maniera in più.Ad esempio inventarsi un natale in estate,o moltiplicare i ferragosti e le notti di halloween,o eliminare i lunedì e allungare i fine settimana.Qualcosa che basti a soddisfare la semplice novità.Ma il temporale mi stupisce e la voglia si accontenta.Subisco lo srotolarsi delle ore e l’alternarsi delle nuvole commentandolo in ascensore:”Ha visto bla bla?”,-”si bla bla bla” mentre penso solo a ricordarmi la prossima volta di scendere a piedi.Tendo le braccia alla luce,come un bimbo,cercando di afferrare qualcosa che non sò.Deve essere così.Tutti i pensieri che si affacciano al di là del mio piccolo mondo non possono essere che vaghi e indefiniti.I pensieri che io posso afferrare completamente sono minuscoli…che due e due fanno quattro…che quando si ha fame è piacevole mangiare…che l’onestà è la miglior politica;tutti i pensieri più grandi sono infiniti e senza limiti,per la mia povera mente infantile.Vedo solo indistintamente attraverso le nebbie che avvolgono l’isola della mia vita,circondata dal tempo,e ascolto appena il fiottare del grande mare, al di là.
#003
L’insicurezza mi attanaglia. Il verbo esprime perfettamente la durezza e la decisione del sentimento. Il vento fresco che sento mi dà la sicurezza che ho ancora i piedi, le gambe, le mani, i capelli e tutto il resto, tranne la faccia. La faccia proprio non sento di averla. In realtà non ho mai sentito la mia faccia. Fossi dall’altra parte, fossi la persona con cui sto parlando tutto sarebbe più chiaro ma così, senza essere mai riuscito a parlarmi guardandomi dritto in faccia, non posso che immaginarmela come la nuvola di un fumetto con dentro quello che ho da dire: lettere stampatello colorate a seconda dell’intensità del discorso, che sostituiscono occhi naso e bocca. Le orecchie sono un optional, punti interrogativi che delineano un profondo scetticismo all’ascolto generale e non desiderato, viziate però da una profonda curiosità nel tempo libero. Di questo sono sicuro, il resto nasce e muore nel vento. Come le scorreggie. L’insicurezza di questi giorni trova nel dubbio un perfetto alleato. Insieme riescono a portare la mia mente nel paese dei balocchi e dopo avermi riempito la pancia di caramelle e cioccolate mi ritrovo trasformato in un ciuco mentre me la spasso giocando a biliardo e fumando sigari. Devo essere integerrimo, lucido, integro e convinto. Non può esistere nè un gatto nè una volpe quando c’è da affrontare un oceano e io devo se non voglio tradirmi. Al di là di mille orizzonti mi aspetta un immenso albero stracolmo di meravigliosi frutti di una vita che devo essere capace di cogliere prima che marcisca sotto un sole che non ho nemmeno mai visto. La mia strada è dopo l’oceano. Mamma e Papà partirono su una nave cargo con due zaini, una chitarra e una Moleskine piena di incantesimi, ma quelli erano altri tempi. Odio pensarlo, ma quelli cristo erano davvero altri tempi. Io aspetto ancora la scintilla che infiammi la paglia del desiderio trasformandola in un fuoco prepotente. Ho bisogno di un segnale, una svolta, un miracolo, qualcosa che elimini le ombre e mi sollevi dal “forse” trascinandomi ad occhi chiusi su un’enorme nuvola che il vento spinge oltre la paura.
Low
#002
Mi piace il pomeriggio. Vedere il sole degli alberi fuori la finestra, il fresco del ventilatore che il culo ha trovato nel ripostiglio e i saltini che la musica fà nel cervello se l’ho inchiodata alle orecchie con le cuffie. Si vede che non ho un cazzo da fare.
In questo momento penso con convinzione e mezzo sorriso in faccia, che gli aerei possano essere condotti dai direttori d’orchestra e che la musica dei violini, delle chitarre, delle fisarmoniche, dei tamburi, dei bassi, degli ottoni e dei pianoforti possa sostituire comodamente i motori del suddetto velivolo. Se per esempio, la bacchetta del direttore d’orchestra ordinasse all’orario stabilito, a tutti gli strumenti del coro di attaccare e lì, si alzasse a palla il volume delle casse gigantesche messe dove prima erano i motori, l’aereo avrebbe tutta la potenza necessaria per fare il suo mestiere di aereo. Questo è solo un piccolo esempio che spiega l’importanza fondamentale che la musica rivestirà dopo la terza guerra mondiale del 2013 tra: quelli per Ligabue,quelli per Vasco e quelli a cui non gliene freca un cazzo che si svolgerà all’Arena di Verona durante l’ultima puntata del Festivalbar. La guerra si baserà sul televoto. La musica risolverà tutti i problemi da lì in poi. Tutto si farà con la musica per la musica. La musica diventerà la prima forma d’energia del mondo. Collegandoci all’esempio degli aerei di prima, dopo il 2013 lo stesso volare dell’aereo produrrà, attraverso un sistema di ali melodiche, musica da spargere nell’aria per innaffiare con le sue note gli spazi che durante la traversata avrà occupato o a cui avrà fatto maestosamente ombra. Sarà una rivoluzione incredibile.
Ora però spengo il ventilatore. Fumo. Ma non smetto di pensare a quello che si può fare con la musica.
Penso anche che voglio partire e non ho il coraggio di decidere quando. Saranno le “cose” a decidere dico spesso. Sono però attivo nella modalità “pronto ad andare” e proprio per questo motivo sono sensibilmente attento ad aspettare e poi capire “le cose”, quando vorranno spiegarmi cosa devo fare. Ho capito ad esempio quando era arrivato il momento della macchina fotografica. Tutto è successo nel giro di una settimana, da quando quel giorno sentii parlare di lei. Ci siamo visti per la prima volta su newoldcamera.com e subito ho avuto l’impressione che fosse lì ad aspettarmi da tutta la vita. Meno di 100 euro (140 dollari circa) e ho una bellissima bimba a pellicola di 26 anni. Stiamo insieme da pochissimo ma tra noi c’è stato già il primo rullino. Sarà sicuramente mia compagna di viaggio. Ora resta solo da affrontare il dibattito solito con la valigia quando c’è da organizzarsi. Partirei sempre ricordandomi sempre e solo delle stronzate ma lei, la valigia, con il suo spazio è premurosa e consigliera. Sarà quel che sarà, ora non lo so, è pomeriggio e io amo il pomeriggio quindi vediamo che succede. Sta arrivando il temporale, ho messo le cuffie e sono disteso ad immaginare gli aerei volare per un disco dei rolling stones messo a palla.
#001 Intro
Il Blues e i marshmellows, questo solo posso dire di conoscere dei miei genitori.Ho scoperto di essere sostanzialmente figlio di una scatola di cartone.Cresciuto nella soffitta di casa di zio whiskey e zia insonnia,barba e bretelle lui,solo barba lei.Ho venti3anni,un paio di scarpe marroni,denti bianchi e nemmeno una foto di me piccolo con babbo natale.Fino a poco tempo fa pensavo che mio padre fosse dovuto tornare sul suo pianeta come e.t. e che mia madre fosse troppo sensibile per volermi incontrare.Scoprire la scatola è stato come spegnersi una sigaretta dentro l’orecchio,impossibile non sentire il dolore.Dentro c’era l’America di mamma East e papà West: il 45 giri di john lee hooker,marshmellows ancora imbustati,cartoline di tutto il mondo,nastri colorati,profumi francesi,racconti di poe e mille fotografie di mà e pà con i loro mille amici nei mille posti dove sono stati quando il mondo entrava tutto in un furgoncino volkswagen.La scatola parlava e sono quasi convinto che ad un certo punto m’abbia anche dato una pacca sulla spalla.Ora,io,parto.Questo ho pensato mentre guardavo mia madre e mio padre seduti dietro i loro occhiali nel sole in bianco e nero polaroid,ridere e bere birra in tutta europa. Lisbona, Madrid, Barcellona, Bordeaux, Parigi, Londra, Bruxelles, Amsterdam, Stoccolma, Praga e poi Vienna, Venezia, Firenze, Roma e Sicilia.
Voglio esserci anch’io nelle loro fotografie.Andrò in quei posti.Cercherò i loro amici troverò le loro storie e le ascolterò nel silenzio delle risate di quarantanni fà.
Mi chiamo Low. Sono figlio di East e West Cost e sto arrivando.









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carolina ciuciuffo
22. giu, 2009
posso venire con te?
fede
24. giu, 2009
…me la sono salvata…chissà se quelli a cui la farò leggere ci crederanno che l’hai scritta tu… Moccia sarà fiero di te..sei riuscito in qualche decina di righe a fare meglio di come ha fatto lui in svariati libri..
Gigi Curci
25. giu, 2009
Cioa Low, io li ho conosciuti i tuoi genitori, persone meravigliose…credo fosse l’estate del 1972, erano diretti a Bisceglie e si fermarono una notte a Foggia.
Bevemmo, fumammo e ascoltammo musica tutta la notte.
Dovrei avere una foto di quella notte…forse in un casseto…non sò…provo a cercarla…
Compilmenti, poche righe, ma sufficienti a chiarire la tua passione e la stupefacente somiglianza con i tuoi genitori.
Ciao e buon viaggio…
lilli
30. giu, 2009
curiosa…voglio sapere che fine hai fatto low..
Vito Plantamura
03. lug, 2009
rieccolo…
maipiu
10. lug, 2009
perle!
bravissimo depp!
anonima veneziana
17. lug, 2009
sei la miglior poesia di questa giornata.
accidenti scrivi davvero bene.
thefranka
10. set, 2009
sono dipendente dalla tua scrittura!
marco
09. ott, 2009
Ad un certo punto ha iniziato a piovere che erano mazzate dietro i reni. Poesia pura!!! ahahhahah
grande depp!
giovanna coscia lunga
09. ott, 2009
Johnny Cash solo tu potevi proporlo!
apprezo!
g
Donaaaaa
20. ott, 2009
“La musica diventerà la prima forma d’energia del mondo.”…e immaginando un aereo che vola con un disco dei Rolling Stones messo a palla ti dico, mio caro Gianni, che sei fenomenale!!!…Complimenti, troppo troppo bello!!! =)
clara
31. ott, 2009
Caro Mr Depp,
voglio sapere chi sei!!!! Nome, cognome e foto!
c
gall
31. ott, 2009
Grazie a Facebook ho scoperto i tuoi pezzi!
non smettere per nessuna ragione al mondo!
buon weekend
La Galluzzi
carolina ciuff ciuffo
31. ott, 2009
…caro vecchio sig.Depp..le faccio un inchino dopo averle spiegato esattamente come la immagino mentre leggo i suoi trabocchetti:
I suoi occhi sono grandi e neri,bocca e naso sfiorano il comico..il tutto incorniciato da un viso roseo e capelli neri e unti come il corvo..cheddire..semplicemente perfetto..
si commenta da solo..
mi piacerebbe offrirle una sigaretta un giorno..
porti sempre con sè un accendino.
sua per sempre.
cff
ancila
01. nov, 2009
secondo me ce l’hai tanta…la penna.
Gaudenzio
01. nov, 2009
Mi sembra un po’ un Diego Cugia scarnito… certo è pur sempre meglio di Moccia…
FRENGA DA BERI
01. nov, 2009
NON CI SONO PAROLE PER COMMENTARE QUESTO CALEIDOSCOPIO DI ALLUCINANTI PENSIERI DI UNO DEI + BRILLANTI E INTERESSANTI “VISIONARI” CHE IO CONOSCA!CERTO, IL MIO APPREZZAMENTO SAREBBE BEN RESO DA UNA MIA DOLCE PERFORMANCE GASTRICO-VOCALE
) MA MI LIMITO A DIRTI QUESTO, DOLCE DEPP… LA FOLLIA è CIò CHE DISTINGUE LE PERSONE ASSENNATE DAGLI STOLTI…TI VOGLIO SEMPRE COSì…FOLLE, IMPETUOSO E GENIALE!!
brunella
01. nov, 2009
Scrivi qui il tuo commento…
brunella
01. nov, 2009
Ora sono curiosa di sapere in quale città europea approderai…Complimenti, il tuo modo di scrivere è vivo e spontaneo..e le musiche che accompagnano i testi sono perfette.
Ele Di Enne (INSISTA!!!)
01. nov, 2009
L’ho sempre pensato di avere un cugino artista…e con queste parole ho avuto ulteriore conferma…sei speciale!!!!
meroli
04. nov, 2009
Mentre mia sorella misura, col suo pollice opponobile, il diametro del mio visetto, io mi ” commoziono cerebralmente” come da copione.A proposito, trasporlo su un bel palchetto? Un reading teatrale no eh?
Okkèn, vado a cucire il vestito da Charlot, tu però lasciami(anzi, lascimi)un pezzo di torta alla panna
perizoma
07. nov, 2009
Offro un mio perizoma per il tuo nome!
pertonno
14. dic, 2009
“le parole sono importanti, chi parla male, pensa male, vive male!” Nanni Moretti
sarà poi così vero?
ogni tanto penso di si…ogni tanto inciampo in uno sguardo così muto da aprirmi un mondo sconosciuto…e allora mi ricredo…è allora che inizio a tacere…
ma poi ricomincio a parlare…perchè talvolta quello sguardo si perderebbe se io non lo richiamassi…?
forse no…
sto smettendo di chiamare…e sono qui che aspetto che quel qualcuno mi guardi e non parli…ma se io in quel preciso istante mi sarò distratta a guardare il volo di un pettirosso?l’avrò perso…speriamo che gli sguardi riescano ad avere parole, prima o poi…o che siano così intensi da rompere il silenzio…
le tue sono parole scritte…non fanno rumore…ma sveglierebbero anche la bella addormentata nel bosco.
bellosguardo
15. dic, 2009
fratellino,come scrivi cosi??sei un genio..prova in spagnolo..ti aspetto qua,birra ed sigaretta in mano,col sorriso,sempre!!tvb!
mafalda
15. dic, 2009
solo1 errore.. due più due fa sempre cinque
fede
15. dic, 2009
…”M’innamorerò ogni giorno di qualcuno o qualcosa, canterò e ballerò coi nuovi amici, di una sera o per la vita chissà. Andrò in giro nudo vestendomi di sguardi e salutando tutti sorridendo. Ululerò alla luna piena. Farò la pipì in strada per segnare il mio passaggio e a chiunque mi chiederà un nome pregherò di darmene uno nuovo. Voglio essere tutti, prima di diventare me stesso.” non ci sono parole…queste si commentano da sole..Un giorno di 5 anni fa,commuovendomi di fronte ad un muro (porto via i miei sogni,ma lascio qui il mio cuore)mi rivolsi all’autore con un “sei grande”..oggi mi ripeto.. Vediamo se immagini la mia espressione adesso..
pertonno
16. dic, 2009
porto via i miei sogni, ma lascio qui il mio cuore…
ai tempi…commosse tutti…
e qualche volta…mi sono ritrovata a passare di lì…e quella scritta si è quasi cancellata…mi viene un pò di tristezza…
per il tempo che passa.
stefania
16. dic, 2009
sei tu quello nella nuova foto di street?
ammettilo!
sara
01. feb, 2010
figo come sempre.
alessia
03. feb, 2010
l’ultimo secondo me è il post più bello.
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